ALBERI DA FRUTTO

La potatura, e soprattutto quella degli alberi da frutto, è una delle pratiche ritenute più difficili dai giardinieri e frutticoltori amatoriali. In effetti, alcune specie (agrumi, ciliegio, fico…) sono di semplice gestione, mentre altre (melo, pero) richiedono una certa conoscenza di botanica e fisiologia per governare l’andamento della crescita e della fruttificazione.

Gli interventi di taglio su un fruttifero sono necessari fondamentalmente per tre motivi: ottenere alberi di forma armoniosa ed equilibrata; migliorare qualità e quantità dei frutti; mantenere gli esemplari coltivati in vigore e in salute. L’operazione si distingue a seconda della fase di sviluppo della pianta (potatura di allevamento o formazione e di mantenimento o produzione) e della stagione in cui si eseguono (potatura secca o invernale e potatura verde o estiva).

piante da frutta

La potatura di formazione Nei primi anni dopo la messa a dimora si interviene per dare alla pianta la forma prescelta e consentire alle ramificazioni di sopportare il carico della fruttificazione. La scelta della forma di allevamento dipende sia dalle preferenze personali sia dalla specie e varietà, nonché da clima ed esposizione. Il frutticoltore può scegliere se governare la crescita di tronco e rami con forme obbligate (spalliere, filari, tunnel), grazie all’impiego di fili e tutori, o se preferire la crescita delle piante con tronco basso e chioma allargata (forme in volume): esistono moltissime possibilità di conduzione della chioma, alcune usate a scopi più che altro estetici, altre che rispondono invece a esigenze di coltivazione. All’interno di un giardino o per il frutteto famigliare le forme in volume naturali o a vaso sono quelle consigliabili perché di facile manutenzione, e spesso l’esemplare acquistato in vivaio è già preimpostato in questa direzione.

La potatura invernale In linea generale, a fine inverno si effettuano tagli per eliminare i rami secchi o esili e fragili, nonché quelli folti e incrociati fra loro, e per ridurre la chioma al fine di mantenerla ben aerata. Con la potatura si incoraggia poi la nascita di nuovi getti: la conoscenza di questo meccanismo è importante perché, attraverso opportuni interventi, sarà possibile stimolare la formazione di gemme da frutto, ottimizzando la produzione, e favorire lo sviluppo di nuove branche, per colmare vuoti e sostituire parti malate.

La potatura estiva Soprattutto se si è alle prime armi è preferibile intervenire sui fruttiferi durante la stagione vegetativa (è più facile individuare le gemme e, quindi, effettuare il taglio in modo corretto), con gli stessi obbiettivi della potatura invernale. Vengono poi considerati interventi di potatura estiva anche la spollonatura (eliminazione dei polloni che crescono alla base della pianta e che sottraggono nutrimento alla chioma) e la sfemminellatura (eliminazione dei getti verticali che spuntano su tronco e ramificazioni principali). Vi rientrano anche piegatura, inclinazione e curvatura dei rami, tecniche particolari con cui si inducono alla fioritura rami altrimenti vocati alla sola produzione delle foglie. Sempre in estate si pratica, quando necessario, il diradamento dei frutti: si asportano cioè i frutticini più piccoli e mal posizionati per aumentare qualità e pezzatura di quelli che rimangono. L’intervento interessa soprattutto albicocchi, peri e susini.

Le specie sensibili alla potatura Meli e peri (appartenenti alla famiglia delle pomacee) non possono fare a meno di tagli regolari perché la produzione di lamburde e brindilli (cioè i rami destinati a portare frutti) dipende dal corretto regime di accorciamento dei rami. Anche i susini e i peschi danno raccolto migliore se vengono potati regolarmente, soprattutto se allevati a spalliera. Albicocchi, ciliegi, cotogni e fichi si potano più che altro per mantenere la chioma pulita, sana e ordinata, in quanto si tratta di fruttiferi che reagiscono poco alla potatura e il loro legno si cicatrizza con minore rapidità.

albero da frutta

Meli e peri: quali rami portano frutti? Nei fruttiferi ogni gemma nascente può essere destinata a diventare una gemma a legno, a fiore oppure mista: le prime hanno forma appuntita e daranno luogo a ramoscelli esclusivamente da foglia; le seconde sono invece tozze, tondeggianti, più grosse delle gemme a legno e svilupperanno ramoscelli con foglie e fiori (e quindi frutti); le miste, infine, hanno forma intermedia fra i due tipi sopra descritti e possono produrre rami sia a fiore sia a legno. Durante la potatura occorre salvaguardare le gemme a fiore, che su meli e peri crescono su tre tipi di ramificazioni diverse: sui rami misti che, più o meno lunghi, si sviluppano ogni anno in modo uniforme in tutta la chioma, e che portano gemme sia a fiore sia a frutto. Gemme a fiore spuntano anche sulla punta dei brindilli, rametti corti (max 30 cm), esili e molto flessibili che su tutta la lunghezza portano solo gemme a legno: con lo sviluppo dei frutti i rami si incurvano assumendo una conformazione caratteristica. Le lamburde, infine, sono rametti corti, d’aspetto deformato: nei primi 3 anni di sviluppo generano solo gemme a legno che formano una caratteristica coroncina di foglie, solo poi la gemma in punta diviene mista e inizia a produrre anche fiori. In quest’ultima fase la lamburda si ingrossa e viene chiamata “borsa”; nel melo spesso si ha lo sviluppo di più lamburde ravvicinate tra loro e la formazione prende il nome di “zampa di pollo”.

L’attrezzatura occorrente Oltre a un paio di cesoie robuste e perfettamente affilate, adatte alla mano del potatore (esistono anche tipologie per mancini), occorre un troncarami, attrezzo che può essere dotato di manici a V più o meno lunghi; alcuni modelli hanno un meccanismo a moltiplica, che migliora sensibilmente la prestazione di taglio in rapporto allo sforzo necessario, altri manico a stantuffo, che muove le lame all’estremità. Chi ha molte piante può ricorrere ai comodi attrezzi da taglio pneumatici, che riducono molto l’affaticamento della mano. Un seghetto ben affilato (o una motosega) è poi utile per rimuovere rami di grossa dimensione. • Una raccomandazione: il taglio, qualunque sia la sua larghezza, deve essere inclinato per far scorrere via le gocce d’acqua. Se interessa una superficie ampia, conviene trattare la parte con apposito mastice cicatrizzante. • È buona norma pulire e disinfettare con alcool le lame degli attrezzi da taglio prima di passare da un esemplare all’altro, per limitare la propagazione di problemi fitosanitari.

Vivai Piante Spallacci Flavio