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Chinotto

27,50 €
Importato probabilmente dalla Cina sembra derivi da una mutazione (spontanea eh?, sia chiaro nulla di transgenico) del melangolo o arancio amaro. Il suo nome scientifico è Citrus Myrtifolia, si tratta di un alberello alto un metro e mezzo circa con pochi

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Importato probabilmente dalla Cina sembra derivi da una mutazione (spontanea eh?, sia chiaro nulla di transgenico) del melangolo o arancio amaro. Il suo nome scientifico è Citrus Myrtifolia, si tratta di un alberello alto un metro e mezzo circa con pochi rami che però sono carichi di foglie piccole di colore verde scuro di dimensioni simili a quelle del mirto (non avete mai visto il mirto? Neanch’io), da qui il nome in latino. I fiori (quando fiorisce) sono abbondanti e profumatissimi, i frutti sono a grappolo, di una coloritura arancio intenso. Non aspettatevi frutti di pezzature simili all’arancio, pesano non più di 50/60 grammi l’uno e sono grandi all’incirca come una pallina da ping-pong. In compenso è immangiabile, sì, giuro, io ci ho provato: la buccia è aderente alla polpa in maniera inimmaginabile e quando provi a morderlo un gusto amaro-acido ti devasta la lingua. In Italia questo splendido agrume lo si può trovare in riviera ligure (più precisamente nel savonese) e in Sicilia (nella zona di Taormina).

Dicevo che il chinotto arriva probabilmente dalla Cina, importato, sembra, da un navigatore di Savona intorno al 1500 (si, avete letto bene 1500!). In quell’epoca i chinotti si candivano, e di questo tipo di utilizzo se ne ha notizia certa proprio da documenti dell’epoca che trattano della trasformazione del frutto. Con il passare dei secoli si sviluppa lungo tutta la riviera di ponente una vera e propria "industria del chinotto" che conosce la sua massima affermazione fra il secolo scorso e il nostro*. Dai fiori, dalle scorze e dalle foglie è estratto un olio utilizzato in profumeria, "torniti"**, "bolliti", "conciati" e messi in salamoia i frutti erano venduti in mastelli di legno: partivano dal porto di Savona verso Marsiglia destinati al settore dolciario. Con la canditura si concludeva il ciclo di lavorazione del frutto che da "immangiabile" si trasforma con l’aiuto dello zucchero, in una delizia "dolce-amara" per il palato degli intenditori.

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