Il castagno (albero da frutto gen. Castanea) appartiene alla classe delle Dicotiledoni, famiglia Fagacee e comprende diverse specie:

Castagno europeo (pianta castanea sativa) (fig. 1) Di vigore molto forte, soprattutto in giovane età, raggiunge dimensioni notevoli e può vivere e produrre per centinaia d' anni.

Predilige suoli leggeri a base silicea, poveri di calcare e con PH (reazione chimica del terreno)tendenzialmente acido o sub-acido (valori medi di 5,5-6,5).

Castagno cinese (C. mollissima) Originario della Cina orientale e meridionale ha dimensioni piuttosto ridotte nei nostri ambienti; portamento semieretto o procombente piangente con rametti e foglie leggermente pelose. Come genitore conferisce resistenza al mal dell'inchiostro ed al cancro della corteccia; si è inoltre distinto come uno dei migliori impollinatori delle varietà indigene e degli ibridi interspecifici.

Castagno giapponese (Castanea crenata) Nella zona d'origine, viene coltivato nelle zone montagnose fino a 1.200 metri di altitudine. E' una pianta di dimensioni ridotte rispetto ai castagni nostrani, con un portamento procombente (rami più flessuosi), foglie non dentellate e con frutti a cicatrice ilare molto ampia che può giungere fino a buona parte della zona mediana. Utilizzato come genitore, conferisce resistenza al mal dell' inchiostro ed una relativa tolleranza al cancro della corteccia. Riduce tuttavia la resistenza al freddo, la rusticità e l' adattabilità ai suoli meno fertili. Esistono inoltre altre specie di Castanea, soprattutto americane e cinesi quali:

Castanea dentata: albero più forestale che fruttifero di origine americana; il 90% è stato distrutto dal cancro della corteccia. Castanea pumila: originario degli U.S.A. dell’Est; è una pianta di ridotte dimensioni e denso fogliame con riflessi bronzei, che produce frutti di piccole dimensioni ma molto saporiti. Castanea floridana: originaria degli U.S.A. del Sud, è poco vigoroso, con frutti unici dentro un riccio che presenta aculei molto radi. Castanea senguinii: originario della Cina centrale, ha la particolarità di portare sullo stesso ramo (in Francia-fonte INRA) ricci maturi, in formazione ed in fioritura nello stesso tempo. Castanea henri: originario della Cina, raggiunge buone dimensioni e produce frutti di piccola pezzatura.AREALE

Il castagno è la pianta "chiave" della zona fitoclimatica del Castanetum (200-700 metri sul livello del mare) ma può anche sconfinare nel Lauretum e nel Fagetum in stazioni favorevoli e genericamente ricade nell' orizzonte delle latifoglie eliofile. (Fenaroli, Gambi 1976) (fig. 3) L'attuale area di vegetazione non corrisponde a quella naturale, dato che l'uomo ne ha ampliato a dismisura la diffusione, sia per scopi alimentari (all' epoca delle grandi guerre, il castagno ha sfamato le popolazioni di montagna e non solo), sia per il largo impiego che il suo legno ha sempre trovato nelle diverse forme di assortimento ed utilizzazione, nonchè per l' industria del tannino.E' una specie tendenzialmente eliofila con un fabbisogno di luce che decresce progressivamente spostandosi da Nord a Sud. Esige terreni sub-acidi o neutri con un PH ottimale di 5,5 - 6,5; soffre il ristagno idrico e mal sopporta i terreni pesanti ed asfittici, che lo predispongono ad attacchi di Phitophtora C. (Mal dello inchiosto).

Varietà

L'identificazione delle diverse varietà di castagno (soprattutto indigene) è tuttora molto difficile, in quanto spesso, la stessa varietà assume denominazioni diverse nelle varie zone in cui è coltivata; inoltre, a complicare ulteriormente l'individuazione e quindi la scelta di chi si appresta a coltivare il castagno da frutto, vi è la non ben definita distinzione fra "marroni e castagne".

Secondo Fenaroli (1945) le castagne (Castanea sativa var. domestica eudomestica) hanno queste caratteristiche: "i ricci contengono da 2 a 4 frutti, il pericarpo è di colore bruno-scuro alquanto tomentoso il tegumento è spesso penetrante nelle anfrattuosità del seme che è sovente costituito da 2 a 3 cotiledoni". I marroni invece (Castanea sativa var. domestica macrocarpa) “hanno ricci che contengono da 1 a 2 frutti grossi e ovali; possiedono inoltre un pericarpo generalmente più pallido e solcato da striature longitudinali alquanto rilevate e più scure”.

Il tegumento è più sottile e non penetrante nelle anfrattuosità del seme che generalmente è costituito da un solo cotiledone. Infine il sapore è più dolce, mentre molto variabile è il carattere della forma e della cicatrice “ilare". Le piante di marrone sono più esigenti circa le condizioni ambientali e sono meno produttive, ma i frutti sono estremamente ricercati sia per il consumo fresco, sia dalla industria. Nella moderna castanicoltura, i requisiti che distinguono il "marrone" sono i seguenti:

• pezzatura: al massimo 70 frutti per chilogrammo; • fruttificazione prevalente: a 1- 2 soggetti per riccio; • frutto: senza solchi profondi; • pericarpo (buccia): di tinta brillante chiara, con striature più scure; • episperma (pellicola): sottile, non approfondita e facile da staccare; • pasta: farinosa e zuccherina, consistente, saporita eresistente alla cottura.

In Francia la distinzione viene fatta sulla base della presenza in % di frutti settati (gemelli) e per essere definiti "marroni" tale percentuale deve essere inferiore al 12%. Tra le varietà più interessanti e conosciute di "marrone", si possono segnalare:

Marrone Fiorentino o Casentinese: è considerato il marrone "tipico", tanto che la sua descrizione fu usata (Breviglieri 1955) come riferimento per la classificazione di altre varietà presenti in Italia. Ha frutto grosso di forma ovale ellittica (55-60 frutti/Kg.); nel riccio sono presenti di solito da 1 a 3 frutti, ma uno solo si sviluppa in modo soddisfacente.

Marrone di Castel del Rio: ha frutti di forma ellittica regolare di color rossiccio, pezzatura medio-grossa (65-70 frutti/Kg.) con striature fitte ed evidenti; molto pregiato per il consumo fresco e per la produzione di marrons-glacès. Alcuni cloni migliorativi sono stati selezionati dall' Istituto di Coltivazioni Arboree di Bologna.

Marrone di Marradi: produce frutti di color marrone chiaro con striature evidenti; di pezzatura media (50-80 fruti/Kg.), risulta piuttosto sensibile al freddo d al cancro della corteccia.

Marrone di Chiusa Val Pesio: ha frutti di forma ellittica-rotondeggiante di color avana, con evidenti striature; la pezzatura dei frutti è media (70-80 frutti/Kg.), con l' episperma che penetra sovente nel seme. Viene utilizzato normalmente per il consumo fresco o per la trasformazione in marrons-glacès.

Altre varietà coltivate in Francia piuttosto conosciute sono: Bouche rouge: coltivato nella zona di Ardèche; Marron comballe: originario della zona di Lozère e Ardèche; Marron du Var: diffuso nella Regione di Luc.

Tra le castagne, meritano un cenno: Bracalla (Piemonte), Castagna di Montella (Avellino), Garrone rosso (Piemonte), Monte Marano (Irpinia), Agostana, Longona, Rossera (Lombardia-Piemonte), Bilina e Verdone (Lombardia), Canaluta(Friuli), Mercogliana, Tempestiva e Palummina (Campania). Si rammentano inoltre le varietà Politora, Perticaccio e Cardaccio che per gli ottimi acrrescimenti vengono utilizzate principalmente in campo forestale.

IBRIDI INTERSPECIFICI

La grossa realtà castanicola europea (soprattutto in Italia ed in Francia) ha stimolato lo svilupparsi di una serie di studi e ricerche sulla selezione di nuove cultivar di castagno da frutto aventi caratteristiche genetiche migliorative rispetto ai genitori (Castanea sativa, crenata e mollissima).

Da questo lavoro di selezione, sono stati ottenuti numerosi ibridi interspecifici, che rispetto al castagno europeo, presentano numerosi vantaggi ma anche alcuni svantaggi così riassumibili:

vantaggi: ♦ resistenza più o meno accentuata al cancro corticale; ♦ resistenza al mal dell'inchiostro; ♦ sviluppo più contenuto ed idoneità alla conduzione in coltura specializzata; ♦ precocità nell'entrata in produzione (4-5 anni); ♦ frutti di grossa pezzatura.


Svantaggi:

♦ minor rusticità ed adattabilità ai terreni poco fertili; ♦ apparato radicale più superficiale e quindi più sensibile ai periodi siccitosi; ♦ maggior suscettibilità alle gelate tardive; ♦ gusto un pò stucchevole.

Fra le varietà più conosciute e sulle quali esistono delle prove di coltivazione ricordiamo:

Marigoule: è la varietà più coltivata in Francia. Piuttosto vigorosa ha portamento semieretto, con apparato radicale superficiale e buona produttività. I frutti sono grossi (circa 44 frutti/Kg.) di forma ellittica con cicatrice ilare piuttosto ampia e si raccolgono dalla 3° decade di settembre. Presenta buona resistenza al cancro, ma in annate umide è sensibile alla ruggine delle foglie.

Maraval: pianta di medio vigore, espansa, molto produttiva e di precoce messa a frutto. La raccolta avviene a partire dalla 2° decade di settembre ed i frutti molto grossi (fino a 36/Kg.) hanno forma ellittico-triangolare con buccia color mogano-rossiccio. Risulta piuttosto esigente rispetto al terreno ed alla dotazione idrica.

Bournette: è mediamente vigorosa con portamento semieretto, i frutti sono di pezzatura grossa (fino a 41 frutti/Kg.) a forma ellittico-triangolare e buccia di color castano chiaro lucente, con striature più scure e ben distinte (quasi in rilievo). Il riccio si apre sulla pianta lasciando cadere a terra i frutti. Anch'essa come Maraval, risulta piuttosto esigente sia nei riguardi del terreno sia della dotazione idrica.

Marsol: vigorosa, a portamento eretto e mediamente produttiva, ha frutti di pezzatura molto grossa (fino a 32/Kg.) di forma ellittica-triangolare, con buccia di color mogano-rosso brillante. Il riccio contiene 2-3 frutti che a maturazione cadono liberamente; ottima la resistenza al cancro della corteccia.

Vignols: di vigore molto debole e di buona produttività, ha frutti grossi (fino a 43 frutti/Kg.) di forma ellittico-triangolare con la buccia di un colore rossastro scuro. La raccolta ha inizio nella 2° decade di ottobre; produce buone percentuali di frutti settati (18-20%).


Primato: di origine italiana (selezionata dall'Università di Torino), è una varietà mediamente vigorosa di rapida entrata in produzione; frutti di media-grossa pezzatura (fino a 55 frutti/Kg.) a forma triangolare e di color mogano-scuro. Data la sua precocità di maturazione (ultima settimana di agosto-1° decade di settembre) risulta piuttosto interessante ai fini commerciali.

Altri ibridi interspecifici sono stati selezionati e molti sono ancora in osservazione; la sperimentazione negli Istituti di Ricerca non è però limitata ai soli ibridi euro-giapponesi, ma è estesa anche alle varietà nostrane ed europee, attraverso la selezione di cloni delle varietà più significative, in relazione ai parametri che sono stati ritenuti più importanti quali:

◊ l'adattabilità alle diverse zone di coltivazione;

◊ la resistenza alle malattie;

◊ le caratteristiche dei frutti;

◊ la precocità di maturazione;

◊ la capacità di impollinazione.

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